Ambient-arti

paolo_chelo
Viandante sedotto da Circe

Mostra personale

Opening: Venerdì 7 Luglio 2023 ore 18.00
dal 7.07 al 10.09.2023
L’artista Paolo Chelo da diversi anni orienta la sua ricerca artistica verso l’analisi di problemi climatici, ambientali e quindi ecologici. Inizialmente attratto dai “lamenti” del suo paesaggio sardo oggi estende l’attenzione a quel “grido di dolore” che circonda i paesaggi, in continuo debito di ossigeno, dell’intera nostra penisola.

Compito dell’artista contemporaneo è quello di indicare l’indispensabilità di un immediato “patto di non belligeranza” tra l’uomo e la natura, in attesa che si possa tornare ad una riappacificazione nonché ad una futura costruttiva collaborazione tra i due attori.

La dicotomia esistente, con i suoi continui conseguenti disastri ambientali, come quelli idrogeologici avvenuti recentemente in Emilia, sta presentando il rischio, sempre più preoccupante, di trovarci dinanzi ad un “punto di non ritorno” che impone un’immediata presa di posizione e quindi di rinuncia a quelle continue comodità che caratterizzano ogni singolo istante della nostra quotidianità.

Chelo con le sue opere vuole denunciare la sofferenza della natura nel tentativo di destare l’uomo dall’anestesia morale di questi suoi giorni e rindirizzarlo alla cura di un “ nuovo pittoresco”, affinché la società contemporanea sappia costruire il proprio benessere attraverso il tentativo di ricucire lo strappo dalla propria madre. Primato spirituale a discapito di quello economico, Chelo sembrerebbe promuovere tale soluzione risolutiva al problema. Rinuncia delle attuali comodità economiche per garantire futuro e quindi ecosostenibilità. Nell’opera “Viandante rapito da Circe” la nuova “poetica del sublime” prende il sopravvento, al punto tale da imporre l’orizzontalità umana. Così come ne “L’aridità di Papa Clemente XIII”, rivisitazione del tema proposto dal Piranesi, l’artista Chelo vuole sottolineare il problema della siccità
che non solo determina lacerazioni ambientali ma risulta anche essere, in chiave simbolica, l’allegoria delle aridità morali dei comportamenti umani nel nostro tempo. Aridità disattesa almeno nell’uomo che dovrebbe perseguire professionalmente il proprio credo.

Gianbenedetto Maria Tucci

Benvenuti a tutti,

Oggi è un giorno importante, il giorno del finissage, il giorno in cui si conclude la mostra.

Vorrei ringraziare tutti voi per essere qui oggi e per aver partecipato a questa importante discussione.

Con Ambient-arti ho voluto ricordare che l’arte non è solo una forma di espressione, ma anche uno strumento potente per sensibilizzare e ispirare il cambiamento. Le mie opere sono un richiamo alla nostra responsabilità nei confronti del mondo naturale, un invito a risvegliarci dall’anestesia morale che ci impedisce di vedere la realtà della crisi ecologica.

Le mie opere non sono solo rappresentazioni visive, ma anche narrazioni che ci parlano di un mondo in crisi, di un pianeta che soffre. Sono storie di perdita e distruzione, ma anche di speranza e possibilità. Sono un appello alla nostra coscienza, un invito a riflettere sul nostro ruolo nel mondo e sulle conseguenze delle nostre azioni.

Nell’opera “Viandante rapito da Circe” icona della mostra, vii presento una visione del sublime che sfida le nostre concezioni tradizionali. Non si tratta più solo dell’ammirazione per la grandezza della natura, ma anche del riconoscimento della sua fragilità e della necessità di proteggerla.

Vorrei sottolineare l’importanza di questa mostra nel contesto attuale. Queste opere non sono qui solo per essere ammirate, ma vogliono anche essere un potente strumento di sensibilizzazione e ispirazione. Ci ricordano che l’arte ha il potere non solo di rappresentare il mondo, ma anche di cambiarlo.

Grazie, grazie veramente a tutti per la partecipazione.

Paolo Chelo

discorso finale

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