Cybereducation

In un mondo iper connesso e che si evolve digitalmente ogni giorno che passa a volte ci dimentichiamo che a fnire in rete sono proprio i nostri dati e le nostre informazioni personali. 

Per questo interviene la cybersecurity.Noi comuni utenti, non necessitiamo di rivolgerci ad esperti del settore per proteggere i nostri dati e server come le grosse aziende, ma possiamo comunque ricorrere a qualche consiglio di cybersecurity per proteggere i nostri dispositivi domestici.

Qualche esempio? 

Ecco i più comuni:

•Attivare una VPN: che cos’è una VPN? È una specie di tunnel virtuale che avvolge e protegge la vostra connessione internet da terze parti e blocca anche il tracciamento dei dati attraverso l’indirizzo IP.

•Usate browser sicuri come Chrome o anche Mozilla in versione mobile. Attenzione anche ai siti che visitate i quali devono essere sicuri, dunque contrassegnati con il protocollo https e ai download che effettuate.

•Create password sicure: una password forte è data da una combinazione casuale di numeri, lettere maiuscole e minuscole e simboli. Evitate di usare la stessa password per più profili!

•Attenzione ai social: visitate sempre la pagina delle impostazioni della privacy per capire quali opzioni avete attive, chi può inviarvi messaggi e commenti, chi può vedere le vostre foto. E soprattutto fate sempre attenzione a che materiale pubblicate e condividete; una volta online non è così semplice cancellare definitivamente un contenuto.

Oltre a questi accorgimenti che tutti noi che usiamo internet ogni giorno, per le più svariate operazioni, possiamo tranquillamente seguire, ci sono altri aspetti del mondo digitale che dobbiamo tenere in considerazione, come l e fake news, gli haters, trolls e tutta una serie di figure e termini a cui ormai ci siamo abituati.

Come conseguenza dell’emergenza COVID-19, la vita e l’istruzione dei bambini e dei giovani in tutto il mondo si sono spostate sempre più online.

Rispetto all’anno scorso, il tempo trascorso davanti allo schermo dei bambini è raddoppiato negli Stati Uniti e, sebbene l’accesso online offra opportunità di connessione e apprendimento, sta anche mettendo sempre più gli utenti giovani di fronte a forme di violenza online.

Sebbene i dati a livello globale siano limitati, le prove mostrano che il cyberbullismo è in aumento in varie regioni durante tutto l’arco della pandemia.

In Europa, il 44% dei bambini che sono stati vittime di cyberbullismo prima del COVID-19 ha riferito che tali comportamenti sono aumentati durante il lock-down.

I dati provenienti da diversi paesi rivelano inoltre che i bambini, in particolare le ragazze di età compresa tra 11 e 13 anni, sono sempre più a rischio di essere presi di mira da criminali sessuali.

Negli Stati Uniti, il 98% dei predatori online non ha mai raggiunto i propri obiettivi nella vita reale.

Sebbene la violenza online non sia limitata ai locali scolastici, il sistema educativo e le agenzie federali, hanno un ruolo importante nell’affrontare la cybersecurity, la cittadinanza digitale e l’uso della tecnologia.

L’istruzione formale e le agenzie come la Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA) e la National Security Agency(NSA) (che sono ottime fonti di informazioni sulla sicurezza gratuite), possono e devono svolgere un ruolo chiave nel fornire a bambini e giovani le conoscenze e le competenze per identificare la violenza online e proteggersi dalle sue diverse forme, perpetrate da coetanei o adulti.

La violenza online, compreso il cyberbullismo, ha un effetto negativo sul rendimento scolastico, sulla salute mentale e sulla qualità della vita degli studenti.

I bambini che sono spesso vittime di bullismo hanno quasi tre volte più probabilità di sentirsi esclusi a scuola rispetto a quelli che non lo sono.

Hanno anche il doppio delle probabilità di perdere la scuola e hanno una maggiore tendenza ad abbandonare gli studi dopo aver terminato la scuola secondaria.

La domanda che ci viene spontanea, all’inizio di un nuovo anno:

nel 2022 com’è possibile che ci siamo abituati all’odio online, alle notizie false e ai bulli da tastiera?

Proprio per questo si sta cercando di intervenire non solo con leggi a protezione dei diritti digitali, ma anche attraverso programmi di educazione digitale e di lotta al cyberbullismo, sia tra minori sia per adulti.

Perché come dice Harold Li, vicepresidente di ExpressVPN, ‘c’è ancora molto da fare nell’educazione degli utenti di internet e per stare sempre un passo avanti a chi vuole usurpare i nostri diritti digitali’.

Dunque è un processo che deve prendere vita da tutti noi – aiutati dalle istituzioni e dai professionisti – per rendere la vita digitale più sana e soprattutto per impedire ulteriori danni, sia monetari e di violazione di privacy, sia morali, come, purtroppo, avviene troppo spesso.

Questo articolo fa appello alla consapevolezza globale del problema della violenza online e del cyberbullismo, delle sue conseguenze e della necessità di porvi fine, obiettivo che è stato prefissato nell’Agenda 2030.

Richiama l’attenzione di studenti, genitori, membri della comunità educativa, autorità educative e una serie di settori e partner, compresa l’industria tecnologica, per incoraggiare tutti a prendere parte alla prevenzione della violenza online per la sicurezza e il benessere dei bambini e gioventù e per un futuro migliore.

Spero che questo articolo vi sia stato utile.